di Salvatore Lucchese
Mentre i “venti” di guerra soffiano sempre più forti in Europa per giustificare ad hoc il ri-armo del vecchio continente, le cui oligarchie economico-finanziarie e politico-culturali temono di essere sempre più marginalizzate dalle oligarchie statunitensi, cinesi e russe per la spartizione della “torta” a livello globale, nel “Bel Paese” il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli da Bergamo cosa fa? Opera per rafforzare la coesione interna e la solidarietà nazionale in un tornante storico di portata epocale rinunciando all’attuazione del regionalismo differenziato?
Giammai! Fedele agli interessi delle oligarchie localistiche del presunto Nord “virtuoso”, opera nella direzione diametralmente opposta e rilancia la “secessione dei ricchi” in salsa verde padano-leghista e proto-leghista, mediante la definizione della procedura di attuazione dei livelli essenziali di prestazione, a spesa invariata.
La qualcosa, data l’attuale sperequazione della spesa pubblica complessiva pro-capite a livello territoriale, comporterebbe la definitiva istituzionalizzazione della storica condizione subalterna del Sud Italia come colonia estrattiva interna a vantaggio della sedicente locomotiva Nord, proprio in una congiuntura geo-politica in cui il pretestuoso ri-armo dell’Europa contro il sedicente pericolo d’invasione da parte della Russia potrebbe giustificare anche lo “scippo” al Sud del Fondo di coesione e sviluppo: un mix mortale per il Sud, e non solo per il Sud.
Come di recente ha osservato la Svimez a commento della sentenza della Corte costituzionale sulla legge Calderoli:
La Svimez riconosce nelle osservazioni della Corte la contrarietà a una idea divisiva del Paese, incurante dei divari di cittadinanza e basata sulla conflittualità tra Stato e Regioni e tra cittadini dei diversi territori. Il richiamo della Corte non può rimanere inascoltato, le trattative con le Regioni richiedenti maggiori autonomie andrebbero sospese. Il percorso verso una maggiore autonomia deve essere riportato all’interno di un’ordinata attuazione del federalismo simmetrico, basato sui princìpi, inderogabili, della sussidiarietà verticale e orizzontale e della solidarietà nazionale. Un percorso che deve necessariamente partire dal superamento delle iniquità della spesa storica, attraverso una compiuta assicurazione di livelli essenziali delle prestazioni basati su fabbisogni e costi standard, e dalla garanzia di un fondo di perequazione in grado di rimuovere i divari territoriali nella dotazione di infrastrutture economiche e sociali.
Dunque, l’autonomia differenziata è da fermare ad ogni costo e a tutti i costi. Altro che rilancio della “secessione dei ricchi”. Così come, a partire dalla lotta a favore dei bisogni e dei diritti disattesi delle classi subalterne meridionali, proprio a partire da Sud, dovrebbe essere rilanciata una mobilitazione autenticamente popolare a favore della pace, della solidarietà e della cooperazione internazionale vs l’economia di guerra.