di Antonio Bianco senior

Michele Serra ha proposto una grande piazza per il 15 marzo per l’Europa, lasciando nell’ombra le motivazioni che potrebbero sottacere la volontà politica di subordinare la pace alla prosecuzione della guerra. Nuovi equilibri si formano a livello internazionale, il governo italiano non vuole scontentare Trump e nel contempo evita di rimanere isolato in Europa, si divide sull’invio dei soldati in Ucraina per assolvere al compito di peacekeeping. Francia e Inghilterra fanno da apripista nell’inviare aiuti economici all’Ucraina e,quando la guerra sarà finita, probabilmente incasseranno un maggior dividendo per la ricostruzione dell’Ucraina. Un senso di smarrimento e di paura segna questa iniziativa del 15 marzo carica di interrogativi e con il colpo in canna.Il campo di battaglia ha determinato i nuovi confini, la Russia ha conquistato il 20% del territorio ucraino e la pace giusta non si può muovere sul binario della loro restituzione diversamente saràun dialogo fra sordi, che porterà alla prosecuzione della guerra con il coinvolgimento dei paesi europei. Non è tempo di tentennamenti, la manifestazione del 15 marzo dovrebbe avere come unico fine la pace.
L’UE, si spera, unita potrebbe avere un ruolo determinante nel tavolo delle trattative tra russi e ucraini nel porre fine al massacro di centinaia di miglia di militari e civili e consentire la ricostruzione delle città e dei paesi distrutti. I partiti ed associazioni non possono sposare il detto “Se vuoi la pace, prepara la guerra”, diversamente la partecipazione alla manifestazione del 15 marzo è la chiara volontà di proseguire la guerra. Pensare che Salvini sia un mio alleato nel volere la pace, mi provoca l’orticaria e rende il quadro politico italiano imprevedibile e ancor più debole nelle relazioni di politica estera.

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