Di quale politica industriale ha bisogno il Mezzogiorno per uscire dalla sua condizione di macroarea territoriale a sviluppo ritardato? Di una politica di tipo orizzontale con incentivi a pioggia? O di interventi mirati in settori produttivi strategici in una fase storica di ristrutturazione delle filiere di valore a livello globale? A queste domande risponde la Svimez, che, nel suo ultimo Rapporto 2024, evidenzia:

Il quadro internazionale è segnato da nuove crescenti incertezze: i conflitti in corso, i nuovi rischi di shock inflazionistici, le tensioni commerciali globali, i rischi di una nuova ondata protezionistica. Ma la riconfigurazione delle global supply chain fornisce nuove opportunità di sviluppo al Mezzogiorno, che possono essere intercettate valorizzando il contributo del Sud alle transizioni, a partire dalle sue specializzazioni mature. Il Mezzogiorno non è un deserto industriale. Per contributo a valore aggiunto e occupazione, in termini di internazionalizzazione, competenze e tecnologia, il peso del Sud è rilevante in diverse filiere nazionali: Agroindustria, Navale e Cantieristica, Aerospazio, Edilizia e Automotive. È il momento di mettere in campo una politica industriale più ambiziosa, declinata attraverso strumenti utili ad attivare processi di trasformazione strutturale e creare occasioni di lavoro qualificato. Non si tratta solo di assicurare risorse adeguate al Mezzogiorno, ma di adottare un’impostazione orientata all’identificazione e al supporto delle priorità produttive e delle specializza strategiche. Il superamento dell’impostazione orizzontale delle politiche industriali degli ultimi decenni impone una riflessione sotto il profilo degli strumenti, andando al di là degli incentivi senza vincoli di destinazione settoriale. La distribuzione territoriale degli incentivi dei Piani Transizione 4.0 e 5.0 dipende dalle capacità ex ante delle imprese (struttura, organizzazione, dimensione) di intercettarli, consolidando il tessuto industriale esistente nelle aree forti, ma pregiudicando l’attivazione di un vero processo di cambiamento strutturale nelle regioni deboli. Per conciliare gli obiettivi di competitività e coesione andrebbero rafforzati gli interventi discrezionali e selettivi in filiere strategiche a elevato valore aggiunto: Fondo per la crescita sostenibile, Accordi di Innovazione, Ipcei, Cdp Venture capital, Contratti di Sviluppo.

In sintesi, visto attraverso gli occhi degli operai, degli impiegati, dei tecnici e degli imprenditori di settore, nonché attraverso gli occhi delle loro organizzazioni di categoria, lo sviluppo sociale ed economico del Sud necessita di politiche industriali mirate, che siano capaci di coinvolgere anche il sistema d’istruzione per la formazione di personale dotato di elevate qualifiche professionali. Chi darà loro voce sul piano politico-istituzionale? Sud senza rappresentanza.

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