Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Davide Callegari

NAPOLI – Si è svolto venerdì 21 febbraio 2025, presso la Fondazione Eduardo De Filippo, il convegno “Ricordando ancora una volta Eduardo e Luca”, un’iniziativa volta ad approfondire il tema della condizione minorile in Italia, con particolare attenzione alla devianza giovanile, alla dispersione scolastica e al ruolo delle istituzioni.
L’evento, organizzato da Gianfranco Nappi, fondatore della rivista Infiniti Mondi e Francesco Somma, direttore della Fondazione Eduardo De Filippo, si è aperto con i saluti degli stessi promotori, che hanno evidenziato l’importanza di un confronto approfondito e interdisciplinare su una problematica che coinvolge non solo la giustizia, ma anche la scuola, la famiglia e il contesto sociale in cui i minori crescono. L’incontro è stato coordinato dalla giornalista Nora Puntillo, che ha guidato il dibattito tra i vari relatori.

Giustizia minorile: tra repressione e responsabilizzazione
Il convegno si è aperto con un confronto sulle misure di giustizia minorile e sulle risposte istituzionali alla criminalità giovanile. Piero Avallone, presidente del Tribunale per i Minorenni di Salerno, ha sottolineato la necessità di un approccio che coniughi fermezza e ascolto: “Amare e ascoltare i giovani non significa essere buonisti”, ha affermato, aggiungendo che il Decreto Caivano presenta sia aspetti positivi sia criticità che andrebbero riviste.
Nicola Palmiero, dirigente del Centro Giustizia Minorile di Napoli, ha messo in guardia dal rischio di una deresponsabilizzazione dei giovani: “Comprendere il motivo di un reato non significa giustificarlo”. Sulla stessa linea, Samuele Ciambriello, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Campania, ha evidenziato l’eccessiva centralità del carcere nel sistema penale minorile, definendolo un errore strategico: “Una società che giudica un minore è come se stesse giudicando se stessa”, ha dichiarato, evidenziando la necessità di un cambio di paradigma basato sulla prevenzione e sulla riabilitazione.

Scuola e dispersione scolastica: un sistema inefficace?
Un tema particolarmente discusso è stato il ruolo del sistema scolastico nella prevenzione della devianza. Dina Serino, docente di diritto dell’Istituto tecnico industriale “Ferraris” di Scampia, ha criticato le misure introdotte dal Decreto Caivano, in particolare il sistema “4+2”, definito un taglio all’istruzione piuttosto che un suo potenziamento. “Cosa si è fatto davvero per contrastare la dispersione scolastica oltre le passerelle?”, ha chiesto in modo provocatorio.
Piero Avallone ha definito la scuola una “cattedrale nel deserto”, sottolineando il rischio di un’istituzione scolastica isolata dal tessuto sociale in cui opera. Un concetto ripreso anche da Bruno Mazza, fondatore dell’associazione Infanzia da vivere, attiva nel Parco Verde di Caivano, che ha denunciato la scarsa collaborazione tra governo e associazioni: “Il governo non ha chiesto a noi operatori di cosa avessimo bisogno. A cosa serve allora il Decreto Caivano?”.

Povertà educativa e contesto familiare: un legame inscindibile
Leandro Limoccia, docente universitario presso il dipartimento di economia e management delle istituzioni della Federico II, ha posto l’attenzione sul rapporto tra povertà educativa e condizioni familiari precarie. “La povertà educativa è grave quanto quella economica. Dobbiamo educare prima i genitori, poi i figli”, ha affermato, evidenziando la necessità di interventi strutturali e di lungo periodo. Tra le soluzioni proposte, l’educazione ai sentimenti, il rafforzamento delle politiche sociali e un maggiore investimento sugli educatori di strada, figure fondamentali nel contatto con i giovani a rischio.

Lo Stato e le associazioni: un rapporto da ricostruire
Il convegno si è concluso con una riflessione sul ruolo dello Stato e delle istituzioni nei confronti delle associazioni che operano sul territorio. “Manca un piano strutturale. Non bastano i corsi per pizzaioli o panettieri ma c’è bisogno di Pedagogia civile, un Protocollo rieducativo che affronti anche il tema del deficit di genitorialità, della formazione degli operatori, della prevenzione che non si fa, già dalla scuola d’infanzia”, ha denunciato Limoccia, richiamando la necessità di un maggiore sostegno economico e operativo per le realtà associative.
Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis, ha posto una domanda provocatoria: “Abbiamo bisogno di Mare fuori per accorgerci dei giovani?”, sottolineando come l’attenzione mediatica sulle tematiche giovanili non possa sostituire interventi concreti e di lungo periodo. La vera sfida, ha ribadito, è investire nella scuola, nel sociale e nelle famiglie, per offrire ai giovani alternative reali alla criminalità e alla marginalità.

Il governo potrebbe fare di più?
L’ultima parte del convegno ha visto l’intervento di Paolo Siani, pediatra ed ex parlamentare, che ha posto l’accento sulla responsabilità del governo nel contrasto alla povertà educativa e alla devianza giovanile. Secondo Siani, le istituzioni avrebbero gli strumenti per intervenire in maniera più incisiva, ma spesso le misure concrete tardano ad arrivare.
Durante il suo mandato parlamentare, ha ricordato, furono avanzate diverse proposte mirate a garantire ai minori in difficoltà maggiori opportunità educative e formative. Tuttavia, queste iniziative non vennero prese in considerazione dal governo dell’epoca, dimostrando una mancanza di attenzione verso un problema che, di fatto, continua a ripresentarsi.
L’intervento si è concluso con un interrogativo aperto: il governo sta davvero facendo tutto il possibile per i minori più vulnerabili? Una domanda che, alla luce delle testimonianze emerse nel convegno, resta ancora senza una risposta chiara.

Verso un impegno concreto
Il convegno si è concluso con una riflessione sulla necessità di cambio di passo. Se da un lato si riconosce la complessità del problema, dall’altro resta chiaro che non bastano interventi sporadici o misure emergenziali: serve una strategia strutturata e di lungo respiro.
In questa direzione, il professor Leandro Limoccia ha avanzato una proposta concreta: promuovere un’iniziativa presso il Dipartimento di Economia, Managment e Istituzioni, coinvolgendo realtà sociali, culturali e istituzionali, per costruire una piattaforma di azioni e interventi a tutela dell’infanzia e dei giovani. Un invito a trasformare il dibattito in progettualità, affinché il lavoro sul territorio non resti isolato ma possa contare su un coordinamento più ampio e incisivo.
Un appello che, dopo le tante analisi e criticità emerse nel corso del convegno, resta ora in attesa di risposte.

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