di Salvatore Lucchese

La crisi europea del settore industriale automobilistico rischia di abbattersi come uno tsunami sul Mezzogiorno, dove, come si evince dall’ultimo Rapporto Svimez, nei primi nove mesi del 2024, si è concentrata la produzione del 90% degli autoveicoli fabbricati in Italia.
Tuttavia, rispetto al 2023, si è registrato una vera e propria inversione di tendenza, se non un vero e proprio crollo (-100 unità, pari al -25%), con punte del -62% nello stabilimento lucano di Melfi.
A rischio i 300mila posti di lavoro dell’intera filiera automobilistica meridionale, compresi quelli dell’indotto, a meno che non si provveda ad un piano di rilancio a livello europeo per l’intero settore.
Dunque, la nuova questione meridionale si declina anche nei termini della lotta e delle proposte politiche per la difesa occupazionale di un settore produttivo, quello automobilistico, che se dovesse crollare farebbe esplodere al Sud una vera e propria bomba sociale: la perdita di 300mila posti di lavoro.
Chi darà voce agli operai della filiera automobilistica del Mezzogiorno?

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