di Antonio Scialpi

L’intervento della Presidente del consiglio nella seduta parlamentare del 19 marzo, ha consentito di rompere il velo delle ambiguità con cui finora si era mascherata nei suoi ondeggiamenti tra Trump e l’Europa, schiacciata tra la guerra commerciale americana e l’aggressione sempre più minacciosa di Putin.
Dovendo scegliere tra servaggio al tycoon e l’Europa, alla ricerca di un discutibile riarmo, ha glissato come sempre, spostando l’attenzione sul manifesto di Ventotene Per un’Europa libera e unita – Progetto di un manifesto del 1941. Fu scritto, in pieno conflitto mondiale sull’isola di Ventotene, dov’erano confinati dal regime fascista Altiero Spinelli (1907-1986) già comunista fino al 1937, allora azionista e poi parlamentare italiano ed europeo della Sinistra indipendente, Ernesto Rossi (1897-1067) azionista poi radicale e il socialista Eugenio Colorni (1909-1944), che lo rese pubblico clandestinamente, prima di essere ucciso dai fascisti il 28 maggio 1944 a Roma.
Il manifesto era stato sventolato dai partecipanti antifascisti ed europeisti alla manifestazione per l’Europa unita del 15 marzo a Roma, convocata da Michele Serra.
Anche perché in quella carta, erano anticipati i principi fondamentali di quella costituzionale repubblicana
È stato il punto di riferimento del federalismo europeo, erede del federalismo repubblicano del pensatore risorgimentale Carlo Cattaneo (1801-1869). Per questo non solo in Italia ma in Europa è stato sempre di grande richiamo, riconoscendo ad Altiero Spinelli la leadership del federalismo europeo, unica strada per costruire un’Europa libera e giusta – Per impedire il ritorno di fiamma dei nazionalismi, responsabili del doppio conflitto mondiale.
E di tutto l’antifascismo.
La malafede infida di chi ha preparato il discorso, declinato con accento romanesco dalla presidente del Consiglio, è stata quella di sbriciolare il contesto storico e politico in cui è stato scritto il manifesto, puntando sull’azione del partito rivoluzionario di Spinelli per costruire una società senza classi e senza disuguaglianze, dunque senza proprietà privata, ignorando i principi di fondo affermati, la libertà dei diritti e la giustizia sociale.
D’altronde gli articoli 42 e 43 della Costituzione esaltano l’uso sociale della proprietà privata, limitandola nel contempo e non assolutizzandola.
Dallo iato di questi principi si sono originati i totalitarismi del secolo breve sottoposti a dura critica da Spinelli, Rossi e Colorni, compreso il socialismo sovietico che in nome della giustizia sociale aveva sacrificato le libertà individuali e l’universo dei diritti dei cittadini.
E non poteva essere diversamente come avevano già intuito i giovani Piero Gobetti (1901-1926) con la sua rivoluzione liberale ed Antonio Gramsci (1897-1937) a Torino e poi i fratelli Carlo (1899-1937) e Nello Rosselli (1900-1937), teorici del socialismo liberale. Guarda caso le menti migliori con Giacomo Matteotti(1885-1924) spente dal fascismo. Quelle idee poi saranno sviluppati da grandi pensatori del Novecento come Norberto Bobbio (1909-2004).
L’operazione copia e incolla fatta da Wikipedia dai consiliori meloniani era stata preparata per la leader dell’opposizione più che per la Presidente del Consiglio.
Oggi in cui le disuguaglianze crescono vertiginosamente sulla pelle di lavoratori, migranti, ceti medi e giovani, riaggiornare il manifesto appare impellente con il nuovo ed esplodente declino dell’Europa e del mondo dei valori su cui essa è diventata moderna, invocata come antidoto antitotalitario dai confinati di Ventotene.
Forse è meglio così. È emersa la nudità democratica della Presidente del consiglio e la sua contrapposizione ad a una visione dell’Europa più libera ed eguale.
Sul tema delle vecchie e nuove disuguaglianze stanno sprofondando il Sud d’Italia e tutti i Sud del mondo, disancorati da qualunque prospettiva di riscatto e di abbattimento delle differenze crescenti.
La giustizia sociale si allontana e le classi e ceti popolari, pur di non sprofondare nel baratro, rischiano nuove subalternità e sudditanza, come vogliono i nuovi potenti del mondo e i movimenti di destra radicale e nazionalistici, che li assecondano nei vari stati. In queste tendenze, si apre una nuova e irreversibile crisi dello stato liberal- democratico che sembra infilarsi in un tunnel buio senza la luce della Ragione ad illuminare l’uscita. Di nuovo Libertà e Giustizia sociale rischiano di naufragare per colpa del neo-mercantilismo e dei nazionalismi, illuminati dagli Starlink di Musk e del suo braccio metaforicamente teso… verso Marte.
Il manifesto intravvedeva una luce, tra i bagliori delle armi degli arsenali, non conoscendo nemmeno la tragedia di Hiroshima e Nagasaki ripresa recentemente dal Presidente Mattarella (meno male che c’è), scatenando l’ira dei putiniani e dei loro manutengoli italiani.
C’ è oggi la luce? lo afferma la parte finale del manifesto
Non è da temere che un tale regime rivoluzionario debba necessariamente sbocciare in un nuovo dispotismo. Vi sbocca se è venuto modellando un tipo di società servile. Ma se il partito rivoluzionario andrà creando con polso fermo fin dai primissimi passi le condizioni per una vita libera, in cui tutti i cittadini possano veramente partecipare alla vita dello stato, la sua evoluzione sarà, anche se attraverso eventuali secondarie crisi politiche, nel senso di una progressiva comprensione ed accettazione da parte di tutti del nuovo ordine, e perciò nel senso di una crescente possibilità di funzionamento di istituzioni politiche libere.
La Rivoluzione di Spinelli e degli altri non poteva essere quella leninista, perché nel 1941 la sua ispirazione era chiaramente liberal democratica e, comunque, decisamente anti-autoritaria e totalitaria
Per questo è necessario continuare a costruire movimenti di aggregazione di coloro che oggi subiscono, soprattutto, nei sud del mondo, le laceranti contraddizioni delle sterzate autoritarie e plutocratiche. La strozzatura delle loro crescita scoppierà prima o poi in rotture clamorose i cui esiti oggi sono imprevedibili.
Chi guiderà e medierà queste contraddizioni? Per dirla con Bobbio, un serio Ri-pensamento di Destra e Sinistra.

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