Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Massimo Cogliandro

Questa domanda mi perseguita durante la stesura del mio secondo libro e  dopo la sentenza sull’autonomia differenziata regionale. Infatti da una parte la Corte Costituzionale ha demolito l’impianto centrale e generale della legge. Ha piantato paletti specifici per il futuro ed ha indicato caratteristiche particolareggiate per le future leggi di modifica, quali l’equità, l’efficacia, l’efficienza e la responsabilità pubblica. Ha negato la possibilità di affidare nella loro totalità qualsiasi materia di governo alle regioni. Ma ha aperto all’assegnazione di alcune funzioni di quelle non cassate totalmente. Queste ultime lo sono state, fondamentalmente, perché già colpite da gestione di respiro continentale europea che per logicità è pienamente in antitesi con la gestione piccolo territoriale leghista e sono: il commercio con l’estero, l’istruzione, le professioni, i porti, le grandi reti di trasporto e navigazione, l’energia, la tutela dell’ambiente e dell’ordinamento dell’economia.
L’impeto leghista appare quindi devastato e gli sforzi secessionisti vanificati! Ma non credo si daranno per vinti, quindi prima o poi avremo a che fare con qualche novità calderoliana! Anche perché alla luce di questa sentenza, che motivo avrebbe di esistere ancora la Lega Nord o la Lega come cercano di farsi chiamare per camuffarsi?
Queste osservazioni mi fanno vedere, quale unica soluzione alla questione meridionale, la gestione politico economica continentale europea. Capace di rimodellare leggi e codici con un respiro di equità territoriale ed eguaglianza tra popoli, superiore a quello esistente in Italia. Sperando che l’Europa si trasformi da un cripto-continente ad una confederazione di stati.
Certo l’attuale riarmo rischia di essere un colpo mortale alla mia speranza! Ma non credo esista alcuna altra possibilità di risoluzione diversa, del gap infrastrutturale tra nord e sud, con le norme e l’attuale gestione amministrativa italiana, che rispecchia l’impronta impostata nel post unità d’Italia che si è trascinata sino ai giorni nostri con gli effetti che abbiamo sotto gli occhi.
È quindi la legge dello stato a creare la questione meridionale! I politici sono sempre stati sprezzanti del diritto a dare identica libertà a tuti i cittadini da nord a sud con pari elargizione di fondi. Hanno privilegiato una parte del nostro paese, sempre con giustificazioni ed urgenze diverse e dovute. Ma ciò che maggiormente mi amareggia è che i cittadini del sud Italia non si sono mai accalorati ai propri interessi, votando un partito territoriale, come potrebbe essere il Partito del Sud a cui appartenerono, o qualsiasi altra compagine con mandato specifico territoriale meridionalista, in luogo degli altri Lega Nord in primis!
Alla luce di ciò mi sono convinto, ancor di più, che la soluzione europeista sia la via maestra per il riscatto degli interessi di noi meridionali.
Tale convinzione diventa, per me, ancor più consolidata perché, casualmente, e per ragioni assolutamente diverse da queste, mi sono imbattuto nella sentenza della Cassazione, sez I, 27 ottobre 1988 – 7 aprile 1989, n 4906, CP 90, I, 839” che recita:

Per la sussistenza dell’attenuante della provocazione, necessita un fatto da qualificare come ingiusto, e ciò perché contra ius(ndr. Responsabilità da fatto ingiusto) o privo di motivo ragionevole o non conforme a regole morali e sociali dal punto di vista sostanziale od anche per la forma angarica (ndr.: angheria), villana o vessatoria nella quale viene manifestato un fatto di per sé giusto; cosicché non può essere ritenuta ingiusta la modalità, la misura con cui il Parlamento od il governo nazionali, nella loro politica discrezionalità, procedono alla ripartizione dei mezzi, delle dotazioni e dei servizi fra le varie regioni d’Italia, ripartizione iugulata (ndr. imporre condizioni inique approfittando di uno stato di inferiorità) dalla limitazione delle disponibilità rispetto alle generali richieste.

Rendetevi conto che la Corte interpreta leggi e sentenze, indicandone l’omogeneità alla giurisprudenza. Cita, come scontato e normale, il dispari trattamento economico tra territori italiani! Che significa? Che tutte le norme che loro leggono ed interpretano nel ruolo di giudici, tecnici del diritto, sono univoche nel dare facoltà ai politici prezzolati e di turno di amministrare con due pesi e due misure l’Italia. Permette loro, disinteressandosi, di non riconoscere un minimo comune multiplo a tutti i cittadini, che viene quindi lasciato al solo loro buon senso o se preferite alla coscienza del singolo amministratore! Ovvero non sono tenuti a trattare gli italiani in maniera egualitaria! Cosa che non mi pare si sia evidenziata negli ultimi 164 anni!
Così non abbiamo speranze di risollevare il Sud!
Come spiegarlo a tutti coloro che votano? Anche a Voi che leggete il compito di diffonderlo! A noi invece, che ambiamo essere considerati meridionalisti, il dovere di tracciare una proposta, costituzionalmente federalista ed un percorso europeista che tenda ad appianae il gap nord /sud Italia!

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